“Mio figlio si impegna, ma sembra fare sempre più fatica degli altri”. È una frase che molti genitori di bambini e ragazzi con Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA) raccontano di aver pensato o pronunciato almeno una volta prima di arrivare alla diagnosi.
Dietro una lettura lenta, errori di scrittura persistenti o difficoltà nel calcolo non ci sono mancanza di volontà o scarso impegno, ma modalità diverse di elaborare alcune informazioni. Quando queste difficoltà trovano finalmente una spiegazione, molte famiglie provano un senso di sollievo. La diagnosi permette infatti di dare un nome a ciò che fino ad allora appariva difficile da comprendere e interpretare. In quel momento, emerge quasi sempre un’altra domanda fondamentale: cosa possiamo fare adesso per aiutare i nostri figli?
È proprio dopo la diagnosi che inizia il vero percorso. Un percorso che non ha come obiettivo di "far esercitare di più" il bambino o l'adolescente, ma di comprendere quali processi stanno alla base delle sue difficoltà e come sia possibile sostenerli in modo efficace. La diagnosi non rappresenta la fine del percorso ma l'inizio di una fase nuova, orientata a valorizzare le risorse del ragazzo e a costruire maggiore autonomia, serenità e fiducia nelle proprie capacità.
DOPO LA DIAGNOSI DI DSA: NON SI TRATTA DI FARE DI PIU’ MA IN MODO PIU’ EFFICACE
Una delle convinzioni più diffuse è che, per migliorare, sia sufficiente aumentare l'allenamento. Più lettura. Più esercizi. Più tempo dedicato ai compiti. In realtà non sempre è questa la strada.
Pensiamo a un bambino con dislessia che impiega molte energie per leggere una singola pagina. Chiedere semplicemente al bambino di leggere di più rischia di aumentare la stanchezza e la frustrazione senza intervenire realmente sulle cause della sua difficoltà, con il rischio di allontanarlo ulteriormente dai libri e dall’apprendimento. Lo stesso vale per la scrittura o per il calcolo: non è la quantità di esercizio a fare la differenza ma la possibilità di comprendere quali processi risultano fragili e di allenarli in modo mirato.
L'intervento abilitativo nasce proprio da questa consapevolezza. Invece di chiedere al bambino o all’adolescente di impegnarsi di più, lo si aiuta ad utilizzare le proprie risorse in modo più efficace, intervenendo sui processi neuropsicologici e cognitivi che stanno alla base dell’apprendimento.
DSA: CHE COS’E’ UN INTERVENTO ABILITATIVO
L’intervento abilitativo è un percorso specialistico condotto da professionisti qualificati, come psicologi e logopedisti, che in alcuni casi può essere affiancato sin da subito, oppure integrato successivamente, dal supporto di un tutor DSA. A differenza degli strumenti compensativi, che aiutano il bambino o il ragazzo a gestire le difficoltà attraverso supporti esterni come mappe concettuali, sintesi vocale o formulari, il percorso abilitativo lavora direttamente sulle abilità cognitive che sostengono l'apprendimento. L'obiettivo non è eliminare il disturbo né inseguire una prestazione perfetta. Lo scopo è rendere alcuni processi più efficienti, riducendo il carico cognitivo, i tempi di esecuzione e la fatica richiesti dalle attività scolastiche, per favorire una maggiore autonomia e un più elevato senso di efficacia e soddisfazione. Quando nostro figlio utilizza meno energie per leggere, scrivere o calcolare, può dedicarne di più alla comprensione, al ragionamento e all'apprendimento. Questo ha indubbiamente effetti positivi sul rendimento scolastico, sulla motivazione e sull'autostima.
DISLESSIA, QUESTA SCONOSCIUTA: LEGGERE E’ MOLTO PIU’ COMPLESSO DI QUANTO SEMBRI
Quando osserviamo un bambino leggere, vediamo soltanto il risultato finale. In realtà, dietro quella semplice azione, lavorano in contemporanea numerosi processi cognitivi.
Alcuni bambini e ragazzi con dislessia faticano a riconoscere rapidamente lettere e simboli simili tra loro: per esempio possono confondere lettere come b e d o p e q, oppure rallentare davanti a parole che contengono sequenze più complesse come gli, gn o chi. Altri incontrano difficoltà nei movimenti oculari necessari per seguire correttamente una riga di testo. In altri casi, il cervello impiega molto tempo ad associare il segno scritto al corrispondente suono. Per questo motivo il percorso abilitativo può prevedere attività che allenano il riconoscimento visivo delle lettere, esercizi specifici per la motricità oculare e percorsi finalizzati a rafforzare la consapevolezza fonologica, cioè la capacità di riconoscere e manipolare i suoni che compongono le parole.
In caso di dislessia, non si punta semplicemente a far leggere di più, ma ad aiutare il cervello a leggere in modo più fluido ed efficiente.
QUANDO GLI ERRORI DI SCRITTURA SONO TROPPI: LA DISORTOGRAFIA
Un altro equivoco frequente riguarda la scrittura. Quando un bambino continua a commettere errori ortografici nonostante abbia studiato le regole, gli adulti possono pensare che sia distratto o poco attento. La disortografia racconta però una realtà diversa.
Molti bambini e adolescenti durante la scrittura faticano a richiamare la regola corretta e ad applicarla in modo automatico, pur conoscendola perfettamente. Per questo motivo possono comparire omissioni, inversioni o sostituzioni di lettere, così come errori nelle doppie e negli accenti, sia nelle attività di dettato sia, ancora più frequentemente, nella produzione scritta spontanea. Il lavoro abilitativo si concentra quindi sui processi che permettono di analizzare la struttura delle parole, riconoscerne i suoni e monitorare la correttezza di ciò che si scrive. L’obiettivo in questo caso non è eliminare del tutto gli errori, ma sviluppare gradualmente strategie che permettano di ridurre la frequenza delle imprecisioni e di autocorreggersi con sempre maggiore autonomia.
A VOLTE IL PROBLEMA NON SONO I NUMERI MA IL MODO IN CUI VENGONO ELABORATI
Allo stesso modo, la discalculia viene spesso interpretata come una semplice difficoltà in matematica, limitata alla velocità e alla correttezza del calcolo mentale. In realtà le fragilità possono riguardare aspetti molto diversi: il recupero rapido delle tabelline, la comprensione delle quantità, l'organizzazione delle procedure di calcolo o la gestione delle informazioni numeriche. Per questo motivo gli interventi partono spesso da materiali concreti, rappresentazioni visive e attività che possono aiutare il bambino o il ragazzo a costruire una comprensione solida del numero, prima di affrontare richieste più astratte.
Ancora una volta, il focus non è sulla quantità di esercizi svolti, ma sulla qualità dei processi che vengono allenati.
LE ABILITA’ INVISIBILI CHE SOSTENGONO TUTTI GLI APPRENDIMENTI PER I DSA
Accanto alle competenze specifiche di lettura, scrittura e calcolo, esistono alcune funzioni cognitive che influenzano trasversalmente tutti gli apprendimenti.
Una di queste è la memoria di lavoro, cioè la capacità di mantenere e manipolare temporaneamente le informazioni. È quella che permette, ad esempio, di ricordare l'inizio di una frase mentre si legge la fine o di tenere a mente i passaggi di un'operazione.
Un'altra funzione fondamentale è l'attenzione. Mantenere la concentrazione nel tempo, ignorare le distrazioni e spostarsi efficacemente da un compito all'altro richiede infatti una notevole quantità di risorse cognitive.
Infine, troviamo le funzioni esecutive: quell'insieme di abilità che ci consentono di pianificare, organizzare il materiale scolastico, controllare gli impulsi, monitorare gli errori e individuare strategie efficaci per risolvere un problema.
Spesso queste competenze passano inosservate, ma rappresentano la base su cui si costruisce gran parte dell'autonomia nello studio.
DSA: UN PERCORSO CHE GUARDA OLTRE LA SCUOLA
Quando si parla di DSA si rischia facilmente di concentrarsi soltanto sui voti, sulle verifiche o sui compiti. In realtà il percorso abilitativo ha un obiettivo molto più ampio.
Nel momento in cui bambini e ragazzi iniziano a sperimentare che alcune attività possono diventare meno faticose, che esistono strategie efficaci e che le difficoltà possono essere affrontate, cambia anche il modo in cui guardano a sé stessi e alle proprie capacità. Questa fiducia rappresenta una risorsa preziosa che li accompagnerà ben oltre il contesto scolastico.
La diagnosi di DSA permette di comprendere le difficoltà. L'intervento abilitativo offre gli strumenti per affrontarle. In mezzo ci sono i professionisti, gli insegnanti e le famiglie che lavorano insieme per aiutare il bambino o l'adolescente a costruire un rapporto più sereno con l'apprendimento e con sé stesso. L'obiettivo finale del percorso non è semplicemente imparare a leggere meglio, scrivere con meno errori o svolgere più velocemente un calcolo: è permettere a ciascun individuo in crescita di esprimere il proprio potenziale senza che le difficoltà diventino il filtro attraverso cui guarda sé stesso e costruisce la sua identità.
Dott.ssa Laura Rossini
Psicologa dell’età evolutiva presso il Centro Amamente
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