MIO FIGLIO E' PLUSDOTATO? COMPRENDERE IL POTENZIALE COGNITIVO DEI BAMBINI
Dott.ssa Anna La Guzza - Neuropsicologa dell’età evolutiva e Dirigente Sanitaria del Centro Amamente
COSA E' LA PLUSDOTAZIONE (E COSA NON E')
La plusdotazione non è una patologia né una sindrome. È una caratteristica del funzionamento cognitivo che può manifestarsi in modi molto diversi.
Nel lavoro con bambini e famiglie, può essere utile immaginarla come un’auto con un motore molto potente: la potenza, da sola, non garantisce una buona guida, strade adeguate o un viaggio senza ostacoli. Il potenziale cognitivo ha una base genetica relativamente stabile, ma la sua espressione dipende fortemente dall’ambiente, dalle relazioni e dalle opportunità di crescita.
Alcuni bambini mostrano curiosità intensa, creatività, linguaggio avanzato, memoria eccellente, empatia precoce o un forte senso della giustizia. Altri, invece, possono sperimentare noia, perfezionismo, intolleranza alla frustrazione, demotivazione o difficoltà scolastiche.
Il potenziale, da solo, non basta: come una pianta, ha bisogno di cura, nutrimento e contesti supportivi per poter fiorire.
PLUSDOTAZIONE: OLTRE IL QUOZIENTE INTELLETTIVO
Spesso le domande dei genitori che arrivano al Centro Amamente sono le stesse: “Mio figlio è molto intelligente potrebbe essere plusdotato?”, “La plusdotazione spiega il rifiuto per la scuola del mio bambino?
Rispondere non è semplice e richiede uno sguardo clinico ampio, competente e integrato, capace di tenere insieme sviluppo cognitivo, dimensione emotiva e contesto di vita del bambino.
I contributi della ricerca più recente e l’esperienza clinica quotidiana con famiglie e scuole mostrano come la plusdotazione non possa essere ridotta a un numero o a un’unica spiegazione. Un alto potenziale cognitivo può convivere nei bambini con vissuti di fatica, incomprensione o disallineamento rispetto al contesto scolastico e relazionale.
Nel lavoro del Centro Amamente emerge spesso come ciò che viene inizialmente letto come “problema” non sia direttamente riconducibile alla plusdotazione in sé, ma a una combinazione di fattori: aspettative ambientali, stili educativi, funzionamento emotivo, caratteristiche temperamentali e bisogni evolutivi che chiedono di essere letti nella loro interezza.
QUANDO IL QI NON BASTA A SPIEGARE IL DISAGIO
Una delle convinzioni più diffuse è che un alto quoziente intellettivo sia di per sé sufficiente a spiegare sia il successo scolastico dei bambini sia, al contrario, il disagio emotivo o comportamentale. In realtà, non esiste una relazione diretta e causale tra livello di QI e difficoltà psicologiche.
Nel lavoro clinico, il quoziente intellettivo rappresenta uno strumento utile per comprendere alcuni aspetti del funzionamento del bambino – come la rapidità di apprendimento o la vivacità intellettiva – ma non può essere assunto come chiave unica per spiegare demotivazione, disattenzione, iperattività o comportamenti oppositivi.
Tra plusdotazione e disagio scolastico esiste “un mondo” che merita di essere esplorato con attenzione e senza semplificazioni.
VALUTARE LA COMPLESSITA': UNO SGUARDO A 360 GRADI
Nel tempo, il Centro Amamente ha sviluppato un modello di assessment che è il risultato di oltre quindici anni di lavoro clinico e di continuo aggiornamento scientifico. Si tratta di una valutazione multidimensionale, costruita a partire dal modello dell’Accordo Stato-Regioni e dall’approccio biopsicosociale, pensata per cogliere la complessità dei profili evolutivi.
Questo tipo di valutazione consente di esplorare più ipotesi, effettuare diagnosi differenziali accurate e restituire un quadro articolato del funzionamento del bambino, evitando letture riduttive o semplificazioni legate al solo quoziente intellettivo.
L’obiettivo non è soltanto comprendere se un bambino presenti un alto potenziale cognitivo, ma osservare come tale potenziale si esprima nel tempo, quali fattori ambientali lo sostengano o lo ostacolino e quali siano gli interventi utili a favorire il benessere del minore, della famiglia e del contesto scolastico.
LA PLUSDOTAZIONE OGGI: UNA CORNICE TEORICA IN EVOLUZIONE
Fino a circa vent’anni fa, in Italia, la plusdotazione era un tema marginale, spesso ridotto a un dato numerico o ignorato. Negli ultimi quindici anni, però, un importante rinnovamento culturale e scientifico ha profondamente modificato la prospettiva sull’argomento.
I contributi della psicologia positiva, il modello biopsicosociale dell’ICF, le ricerche sull’intelligenza emotiva, la warm cognition, l’epigenetica e l’evoluzione dei modelli di inclusione hanno spostato l’attenzione dai deficit ai punti di forza, dal disturbo alla persona. È in questa cornice che si colloca l’approccio clinico del Centro Amamente, orientato a leggere i profili evolutivi nella loro complessità.
UN PRIMO PASSO CONCRETO: LA PLUSDOTAZIONE INCLUSA NEI BES
In Italia la plusdotazione (alto potenziale cognitivo) è oggi riconosciuta nell’ambito dei BES. Il punto di svolta è una nota ministeriale del 2019, che chiarisce che anche gli alunni plusdotati possono avere bisogni educativi speciali e quindi percorsi personalizzati.
Questo significa che la scuola può (e dovrebbe):
- riconoscere formalmente l’alto potenziale;
- predisporre un Piano Didattico Personalizzato (PDP);
- usare strategie di arricchimento, potenziamento e, se necessario, accelerazione;
- tenere conto non solo delle abilità cognitive, ma anche degli aspetti emotivi e relazionali.
Nel 2025 il Senato ha approvato un Disegno di Legge sugli studenti ad alto potenziale cognitivo, che:
- definisce giuridicamente la plusdotazione;
- rafforza il diritto a interventi educativi mirati;
- introduce la figura del referente scolastico per l’alto potenziale;
- prevede formazione specifica per i docenti.
Il testo è in attesa del passaggio finale alla Camera per diventare legge definitiva.
COMPRENDERE IL POTENZIALE PER PROMUOVERE IL BENESSERE DI BAMBINI E FAMIGLIE
L’aumento delle richieste di aiuto da parte di famiglie con bambini ad alto potenziale non indica che la plusdotazione sia di per sé problematica, ma che una parte di questi bambini vive situazioni di incomprensione o mancato riconoscimento dei propri bisogni.
Comprendere il funzionamento di un bambino non serve a definirlo o etichettarlo, ma a incontrarlo meglio, rispettando i suoi tempi, le sue risorse e le sue fatiche. Solo uno sguardo capace di riconoscere la complessità può favorire percorsi di crescita più armonici, a beneficio del bambino, della famiglia e del contesto educativo.
In questa attività di comprensione e accompagnamento, il Centro Amamente offre uno spazio in cui ascolto, valutazione e sostegno si intrecciano, permettendo di accogliere la complessità dei profili senza semplificazioni e di favorire benessere, consapevolezza e crescita nei bambini, nei ragazzi e nelle loro famiglie.

