Il Teatro del Buratto ha celebrato alla fine del 2025 cinquant’anni di attività: mezzo secolo dedicato al teatro per l’infanzia, l’adolescenza, la scuola e la città di Milano, sempre con uno sguardo rivolto a un’idea di teatro totale, capace di fondere insieme linguaggi artistici differenti. Un percorso che ha segnato la storia culturale milanese e italiana, costruito attraverso intuizioni, sperimentazioni e un dialogo costante con la comunità.
Una parte essenziale dell’identità del Buratto è legata al Teatro Verdi di via Pastrengo, nel cuore del quartiere Isola. Le celebri poltrone verdi di velluto del teatro rappresentano una memoria collettiva per molti milanesi: su quelle sedute, fin dagli anni Settanta, tanti cittadini hanno visto il loro primo spettacolo teatrale da bambini.
Il Teatro Verdi, nato nel 1913 come sede della Famiglia Artistica Milanese, società musicale legata al mondo della Scala, trova una nuova vita nel 1975 proprio grazie al Teatro del Buratto, che ne recupera la vocazione teatrale e lo trasforma in un punto nevralgico di idee, creatività e partecipazione. Da quel momento lo spazio diventa un laboratorio vivo, un luogo di sperimentazione in grado non solo di seguire ma spesso di anticipare le tendenze artistiche del tempo.
Dopo un accurato restauro, aprile 2026 segna la riapertura ufficiale del Teatro Verdi, pensato oggi come casa degli spettacoli per ragazzi e famiglie.
L'ESTETICA DEL BURATTO E' NATA A VIA PASTRENGO: PUPAZZI, TEATRO POPOLARE E FANTASIA
L’idea di un teatro popolare e profondamente politico nel senso culturale del termine nasce proprio sul palcoscenico del Verdi: si utilizza il linguaggio della fiaba, del fantastico e del racconto simbolico per parlare al presente, senza distinzione di generi e senza separazione di pubblico fra adulti e bambini, rinviando al concetto di infanzia universale. Un nuovo modo di fare teatro, realizzato con mezzi improbabili, ma spettacolarmente inconsueti e suggestivi all’inizio, e con grande maestria, studio e creatività, negli anni a seguire, da nomi e volti che nel tempo sono diventati delle icone per tutti coloro che oggi si avvicinano al mondo della produzione teatrale.
Elemento distintivo è da subito il pupazzo, scelto per la sua versatilità, semplicità ed espressività. Da qui deriva anche il nome della compagnia: “buratto”, il tessuto con cui è realizzato il vestito dei pupazzi, lo stesso materiale del setaccio, simbolo della capacità di selezionare, plasmare e trasformare la materia scenica davanti al pubblico.
Il debutto del 1975 al Verdi con L’Histoire du Soldat – con Jolanda Cappi come mimo e un’inedita combinazione di pupazzi e marionette mossi a vista – segna una svolta. Lo spettacolo conquista critica e pubblico per la sua forza visiva, il ritmo vivace e l’ironia.
Gli anni Ottanta rappresentano un ulteriore sviluppo: con Quello Stolfo da Ferrara (1982), arricchito dalle musiche di Franco Battiato, i pupazzi diventano vere e proprie sculture contemporanee, inaugurando una stagione in cui lo spettacolo si trasforma in una festa comunitaria che unisce scena e pubblico in un unico flusso immaginativo.
Negli anni Novanta arriva un altro momento decisivo con Fly Butterfly (1994), che integra il teatro su nero con le tecniche del Bunraku giapponese, dando vita a una forma espressiva innovativa, poetica e di grande impatto visivo. Da qui nascono altri titoli iconici del teatro su nero come Giocagiocattolo (2005), riallestito nel 2022 con l’introduzione di nuovi personaggi che aprono ancora di più al valore del gioco, della meraviglia, e della creatività dedicata ai bambini.
Con l'avvio del primo Laboratorio “Bottega del nero” nel 2021 e l’inserimento di nuovi talenti, il Buratto rinnova ancora la sua estetica, arrivando alla prima regia del nuovo gruppo: Kai nel cuore blu (2025), un laboratorio di emozioni e percezioni realizzato con un linguaggio scenico essenziale e poetico che parla direttamente al cuore dei bambini. Questo spettacolo è anche il segno di una compagnia che si rinnova, capace di guardare con entusiasmo al futuro e alle nuove generazioni.
IL TETRO VERDI COME SPAZIO PER RAGAZZI E GIOVANI, OGGI ANCORA DI PIU'
Negli ultimi vent’anni, il Verdi si afferma come approdo culturale per alcune delle voci più originali della scena contemporanea: Roberto Mercadini, Ascanio Celestini, Mario Perrotta, Simone Cristicchi, Saverio La Ruina, Michele Santeramo e molti altri. Un mosaico di artisti che hanno saputo dialogare con il pubblico adulto sulle domande del nostro tempo. Il Verdi è stato anche un luogo di esplorazione dell’umorismo intelligente accogliendo una generazione di comici che ora sono volti noti della televisione e del web.
Un’altra anima che ha caratterizzato il Verdi è quella del teatro-canzone, proposta da Giangilberto Monti: sul palcoscenico di via Pastrengo a partire dagli anni 2000 ha preso vita un universo sonoro affinato, legato al cantautorato, al jazz, e al mondo poetico francese. Con Verdi Suite, il teatro ha integrato nella programmazione anche concerti musicali, ospitando maestri indiscussi come Bruno Canino e Giovanni Sollima, accanto ad artisti emergenti.
Fin dagli esordi, però, il Verdi è stato soprattutto un teatro per i ragazzi, con produzioni pensate apposta per loro. La prima produzione dedicata risale proprio al 1975, Pierino e il Lupo ed altri amici, e combina musica, narrazione, pupazzi e coinvolgimento diretto del giovane pubblico. Lo spettacolo verrà in seguito riproposto in due versioni per bambini: Pierino e il Lupo (1994) e Pierino e il Lupo… in città (2001), quest’ultimo con personaggi animati su nero che escono da un libro tridimensionale e Franco Spadavecchia come narratore in scena, a creare immediata interazione con i piccoli.
L’esplorazione del mondo giovanile prosegue con spettacoli iconici come Adolescere (1992) e A un passo dall’alba (1999), per arrivare qualche anno dopo a produzioni su temi storici e sociali: Destinatario sconosciuto (2003), La bilancia dei Balek (2003), Fanciulli di Ferro (2005), Senza Misura (2005).
Nel 2008 inizia un nuovo percorso artistico, inaugurato con Le serve di Virginia, che vede Iolanda Cappi e Renata Coluccini, per la prima volta insieme sulla scena, dare voce alle figure ai margini: la scelta è quella di osservare la grande storia attraverso gli occhi più piccoli e quotidiani, mettendo a fuoco dettagli apparentemente insignificanti che spesso si rivelano quelli capaci di raccontare di più. Un linguaggio che diventerà fondamentale nel dialogo con adolescenti e giovani adulti.
Dal 2011 il Buratto avvia il progetto “Giovani e nuove dipendenze”, dedicato ai temi educativi contemporanei: dipendenze, fragilità, isolamento, relazioni digitali. Con titoli come Binge Drinking (2011), Nella rete (2013), Io me la gioco (2014) e Straniero due volte (2016), il teatro diventa strumento per aprire interrogativi, non per dare risposte definitive. Elemento centrale del progetto sono le matinée scolastiche: gli spettacoli sono seguiti da incontri tra studenti, attori e psicologi, uno spazio di dialogo reale in cui i ragazzi possono esprimersi in modo autentico e senza giudizio.
Accanto agli spettacoli per i giovani, il Buratto continua a creare produzioni per l’infanzia che diventano dei classici: La strada dell’orto (2008), progetto di educazione alimentare capace di stimolare i sensi e rendere ogni bambino parte del viaggio; Seme di mela (2009), grande successo di pubblico e di critica che ci parla del rapporto con la natura, con il mondo e con gli altri; Pescatori di stelle (2012), sul mito greco che trasporta i bambini in un tempo diverso dal presente e li aiuta a immaginare il loro futuro; e, per i piccolissimi, In riva al mare (2016), uno spettacolo in cui gli adulti sono chiamati a gocare in scena insieme ai loro bambini.
Nel 2017 il Buratto vince il bando per la gestione del Teatro Bruno Munari in via Bovio a Milano, concepito da subito come centro multidisciplinare dedicato all’infanzia, ai giovani e alle famiglie, e laboratorio permanente di arte, gioco, educazione e cittadinanza attiva.
Il Munari diventa così la nuova casa della compagnia, complementare al Verdi, e una realtà di riferimento nazionale per il teatro dedicato alle famiglie. Qui nascono spettacoli memorabili come: Becco di Rame (2017), Rumori nascosti (2021), Janis. La fragilità di un mito (2021), Fashion Victims. L’insostenibile realtà del fashion (2022), Le Lacrime di Achille (2024), Ti vedo la leggenda del Basilisco (2024) e tanti altri.

